
Facile intuire l’inferno che si sarebbe scatenato tra le urla scandalizzate delle attente Vestali del politically correct e le vesti stracciate dei relativi sacerdoti. Nulla di tutto ciò è accaduto per il semplice fatto che coloro che professano e praticano la fede cattolica non sono ricompresi nelle categorie protette di questa nuova religione laica, che appare sempre più dogmatica ed intollerante. Il solito ingiusto e fazioso sistema dei due pesi e delle due misure, quell’odioso “double standard”, che sembra essere diventato la cifra della nuova e strisciante dittatura imposta dalla politically correctness.
Ora, si dà il caso che quanto accaduto nella kermesse organizzata da CGIL, CISL e UIL oltre a superare i limiti del decoro e della decenza, ha pure invaso la sfera del diritto penale. Non è ancora stato abrogato, ad esempio, nel nostro ordinamento il reato di «offese a una confessione religiosa mediante vilipendio delle persone», previsto e punito dall’art. 403 del codice penale, il reato di «offese a una confessione religiosa mediante vilipendio o danneggiamento di cose», previsto e punito dall’art 404 del codice penale, o il reato di «atti osceni», previsto e punito dall’art. 527 dello stesso codice penale.
Poiché appare profondamente ingiusto lasciare impuniti gli autori di atti tanto offensivi quanto gratuiti – commessi, peraltro, a pochi passi da un luogo simbolico della cattolicità qual è la Basilica Laterana – l’associazione Giuristi per la Vita ha deciso di presentare formale denuncia presso la Procura della Repubblica di Roma, affinché vengano perseguiti i reati integrati da tali atti.
Non si può derubricare quanto accaduto alla manifestazione del Primo Maggio ad una semplice bravata. Non è giusto nei confronti di tutte le persone che si sono sentite profondamente offese in un ambito intimo a loro particolarmente caro e giuridicamente tutelato dal codice penale. Non si può neppure invocare la libertà di opinione sancita dall’art.21 della Costituzione, perché quello stesso articolo, all’ultimo comma, pone i limiti della decenza e del rispetto della legge penale. E al di là di ogni considerazione giuridica, non si può, comunque, accettare che il confronto anche aspro su tematiche legate alla vita – tra cui la contraccezione – possa scadere ad un livello di tale bassezza, da far prevalere il solo linguaggio triviale del turpiloquio, dell’oscenità, dell’ingiuria e dell’offesa.
Ciò che amareggia di più, oltre all’indifferenza pressoché generale, è il fatto che gli autori degli illeciti commessi non abbiano avuto neppure la decenza di chiedere scusa. E’ un segno dell’imbarbarimento dei tempi.
(Fonte:
Gianfranco Amato, La nuova Bussola Quotidiana, 8 maggio 2013)
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