
Se poi è il pubblico a giudicare…
Al contrario è sempre più stretto il legame tra i mezzi di comunicazione e le aule giudiziarie. Da tempo si permette alle telecamere di varcare la soglia dei Palazzi di Giustizia per documentare in presa diretta lo svolgimento di un dibattimento giudiziario, oppure vengono riprodotte in studio le situazioni processuali, con casi reali e giudici veri, con tanto di sentenza finale.E gode di buona salute anche il genere, che usa la metafora giudiziaria per analizzare alcuni eventi, generalmente di carattere sportivo.Oggi, accanto a questi esempi ormai tradizionali, sono sempre più numerosi i programmi televisivi che portano in scena le vicende giudiziarie in corso. La telenovela che coinvolge i giudici Forleo e De Magistris e il ministro Mastella è soltanto l'esempio più recente.Il fenomeno è ormai radicato e non si vede alcun segnale di inversione di rotta; basti pensare a tutte le volte in cui i presunti colpevoli vanno a difendersi in televisione, di solito (ma non esclusivamente) sulle poltroncine bianche di Porta a porta, dove Bruno Vespa è riuscito a ospitare persone che la giustizia ha dichiarato colpevoli di omicidio (per esempio Scattone e Ferraro, accusati di aver ucciso Marta Russo, o Annamaria Franzoni, condannata per l'infanticidio del figlio Samuele).Non appena i media mettono nel mirino un processo in corso, puntualmente le vicende giudiziarie si spostano sul teleschermo; i giornali e gli altri organi di informazione fanno la cronaca non più di ciò che avviene (o dovrebbe avvenire) nelle aule giudiziarie, ma di ciò che si vede nel piccolo schermo. D'altronde, se la tv italiana pullula di processi televisivi, questo significa che il genere incontra il favore del pubblico.E’ pericoloso demandare al giudizio degli spettatori, invece che a quello degli organi competenti, tutti i più scottanti casi di attualità. Si rischia di confondere ancora una volta la realtà con la fiction o con il reality show. Evidentemente, c'è chi ha interesse a trasferire sotto i riflettori delle telecamere i dibattimenti giudiziari, a partire dagli avvocati più o meno spregiudicati che, facendo leva sui sentimenti popolari, sperano di creare un movimento di opinione innocentista tale addirittura da condizionare le decisioni della magistratura giudicante.
I presunti colpevoli, dal canto loro, stanno al gioco mediatico perché, secondo la distorta strategia di cui sopra, hanno soltanto da guadagnarne. E gli autori delle trasmissioni televisive sacrificano volentieri la deontologia alle leggi dell'audience, che impongono di tenere incollati al video milioni di telespettatori a tutti i costi.Auguriamoci che il verdetto finale di molti processi in corso non sia affidato al televoto della "giuria popolare" composta dal pubblico televisivo, ma agli organi effettivamente competenti. (Fonte: Incrocinews, novembre 2007)
Nessun commento:
Posta un commento