
Il rispetto si può definire tenendo presente due aspetti: il livello personale, cioè il rispetto di sé stesso,nel senso che una persona ha del valore nel modo che si occupa di sé e degli altri. A livello collettivo, il rispetto é la base della stima dell'altro. Il rispetto é convalidare il fatto che gli esseri umani si arricchiscono reciprocamente, pur accettando le differenze di ciascuno. La coesione umana e la sinergia con gli altri permettono di avanzare insieme. Il rispetto è un valore, un impegno individuale e collettivo, che é promosso dall'esempio. Non si decreta con la moralizzazione, né dando lezioni. Ognuno deve mostrare il cammino, assumendo atteggiamenti e comportamenti rispettosi. Tutto quello che si fa quotidianamente, di bene o di male, non è senza effetto sugli altri. Nulla é banale. Il rispetto deve essere praticato verso l’essere umano, in modo prioritario, ma anche verso l'ambiente, gli animali, i beni pubblici e privati, le leggi, ecc. Il rispetto è semplice e praticabile ovunque: in strada, al lavoro, a scuola, su un terreno sportivo, nella natura. È applicabile in tutte le situazioni della vita.Diceva Richard Bach che il legame che unisce la tua vera famiglia non è quello del sangue, ma quello del rispetto e della gioia per le reciproche vite. Come anche Blaise Pascal, in riferimento all’amore: il primo effetto dell'amore è di ispirare un gran rispetto: si ha una sorte di venerazione per ciò che si ama. È giustissimo: non si vede nulla nel mondo di così grande come ciò che si ama. E il card. Schönborn: solo il rispetto, rivelandoci il “sacro”, quanto cioè non può essere per nessun motivo oltraggiato, ci preserverà dal profanare il presente, incuranti del futuro.
La carenza di rispetto si manifesta in particolare nella crescente maleducazione, nell’inciviltà, nell’arroganza, nel menefreghismo, nella mancanza di educazione sociale sempre più visibile. I dibattiti televisivi sono sempre più volgari, col pessimo esempio di politici e di personalità che hanno un ruolo nella società e nelle istituzioni. Insulti, parolacce, risse, litigi, prevaricazioni, mancanza di ascolto, comportamenti stradali selvaggi, la maleducazione pare diventata una qualità. In realtà, la maleducazione è stupida e volgare perché incapace di logica e di buon senso. Ha notato Beppe Severgnini che in Italia c'è un livello di maleducazione diffusa che è disarmante. La gente non convive pacificamente secondo elementari regole di buon senso ma è una giungla in cui ci si comporta come se fosse necessario aggredire per non soccombere. Dall'uomo della strada che salta la fila e che ritiene di avere sempre un motivo per essere "speciale" e quindi diverso dagli altri. I commessi dei negozi che tra uno sguardo seccato, una sbuffata e qualcosa di incomprensibile digrignato tra i denti servono clienti che li trattano senza rispetto e risulta impossibile capire chi abbia generato questa spirale impazzita di inciviltà da un lato e mancanza di professionalità dall'altro.
Assistiamo a un vero imbarbarimento della vita e delle relazioni interpersonali. Chi è maleducato non ha mai compreso il punto di vista altrui, non è abituato a riflettere. Il maleducato non sa riflettere, vive secondo un istinto che lo fa credere sempre legittimato nel comportarsi in quel modo perché secondo lui è giusto, perché non gli interessa niente degli altri. Ma la vera rivoluzione parte dal rispondere con gentilezza a chi è maleducato invece di adeguarsi a questo modo selvaggio di rapportarsi, dal non pensare che chi è diligentemente in fila sia in realtà un povero stupido davanti al quale è normale passare senza alcun rispetto. Infatti, la maleducazione è la frontiera della nuova inciviltà e significa perdita di valori portanti. E’ una degenerazione etica che si traduce nella disonestà e anche nella corruzione.
Di fronte a molti ragazzini che sembrano non avere nessuna idea di che cosa significhi la parola rispetto, con comportamenti antisociali, egoisti, individualisti all’estremo, si ha la sensazione che manchi la famiglia con il suo compito educativo. In realtà molte colpe sono da imputare ad alcuni nuovi modelli di famiglia che chiudendosi sempre più a riccio non lasciano più spazio al dialogo con gli altri e quindi alla possibilità del confronto con il prossimo. Una famiglia che non si confronta come potrebbe rispettare e insegnare il rispetto?
(Fonte: Bollettino Salesiano, maggio 2009)
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