
Posizione assolutamente rispettabile e se confrontata con quella della sinistra, che ha già nel programma, ad esempio, il riconoscimento delle unioni gay, è già un passo avanti importante.
Però se usiamo l’espressione «princìpi non negoziabili» intendiamo tutt’altra cosa. Vale a dire che vita, famiglia, libertà di educazione sono davvero «princìpi», sono il fondamento dell’impegno politico. Non argomenti fra tanti, sebbene molto importanti, ma la base, ciò da cui traggono conseguenze tutti gli altri temi. La famiglia, ad esempio: dalla sua stabilità dipendono anche l’economia, la sicurezza, le spese sociali. Una famiglia disgregata significa meno figli, e sappiamo in Italia il prezzo amaro che stiamo pagando oggi per questo inverno demografico, sia in termini di previdenza (chi paga le pensioni?) sia in termini di crescita economica (una forza lavoro più anziana è meno competitiva, tanto per fare un esempio). Una famiglia disgregata vuol dire anche maggiore povertà e necessità di servizi sociali, vuol dire – parliamo sempre di tendenza generale e non di situazioni particolari - figli che hanno risultati meno brillanti a scuola, con maggiore tendenza all’uso di alcool e droghe e al coinvolgimento con gruppi malavitosi. Ci sono ormai decine di ricerche su questo aspetto e sui costi sociali della crisi della famiglia.
Ecco allora che in questa prospettiva parlare di risanare l’economia senza affrontare il nodo della famiglia - vista anche la forte spinta ideologica per il riconoscimento delle unioni gay – è un grave errore di prospettiva. Non è un problema di libertà di coscienza, ma di coscienza di ciò che c’è in ballo nella società.
Stesso discorso si può ripetere per vita e libertà di educazione (per approfondire il tema, si può leggere R. Cascioli-L. Negri, Perché la Chiesa ha ragione, ed. Lindau).
Se questi sono dunque princìpi non negoziabili, cioè princìpi fondanti, non possono essere accantonati in attesa di tempi migliori per discuterne. Su questo la Dottrina sociale della Chiesa è molto chiara e, del resto, ci sono montagne di prove al proposito.
Si può certamente sostenere che nessuno schieramento politico sposa in pieno questa prospettiva, ma ciò non toglie che questo sia l’apporto originale che giustifica una presenza dei cattolici in politica, e il criterio – come ha scritto ieri monsignor Luigi Negri – con cui giudicare persone e schieramenti. Parlare di «temi eticamente sensibili», pur se in buona fede, rischia di essere una facile scappatoia per chi ha già scelto uno schieramento a prescindere
(Fonte:
Riccardo Cascioli, La nuova bussola quotidiana, 2 gennaio 2013)
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