
Ma non è questo il discorso che vogliamo fare.
Avendo seguito il rito papale in San Pietro attraverso la tv, non poteva sfuggirci come dopo il canto e l’esposizione dell’Ostia consacrata sull’altare, Benedetto XVI, in ginocchio, abbia incensato l’Ostensorio, poi, abbia pronunciato l’Oremus, quindi, impartito la benedizione solenne, senza lo zucchetto (in testa), altrimenti chiamato “solideo”, perché “soli Deo tollitur”, cioè lo si toglie soltanto davanti a Dio!.
Ebbene, ci è stato segnalato da un testimone oculare che in una chiesa cattedrale di una importante diocesi dell’Italia settentrionale, monsignor vescovo non solo non si sia inginocchiato davanti all’ostensorio con l’Ostia consacrata, non solo abbia incensato stando in piedi, ma ha addirittura tenuto il violaceo zucchetto sul reverendo capo. Che dire? Come commentare?
Diverse volte abbiamo sottolineato, proprio su queste pagine, come nella Chiesa cattolica sia in atto una latente (e magari inconsapevole) “protestantizzazione”.
I protestanti infatti negano la presenza reale di Gesù Cristo nell’ostia consacrata, avendo negato, in precedenza per così dire, la transustanziazione, ergo… che senso avrebbe inginocchiarsi in adorazione davanti all’ostensorio?
Se Messa, e altri riti possono essere considerarti da loro semplici ricordi, rievocazioni, buon per loro – si fa per dire! Ma per noi cattolici, a che pro’ perdere il senso di questa Presenza Reale di Nostro Signore Gesù Cristo in corpo, sangue, anima e divinità nel santissimo sacramento dell’altare? E perdere, di conseguenza, il senso dell’adorazione? Che si esprime compiutamente nell’inginocchiarsi, a meno che un vescovo, o un prete non siano affetti da mali, acciacchi vari, nel quale caso ci può stare un inchino, ma per presbiteri in buona salute (come ci risulta fossero quelli di quella tal cattedrale di cui abbiamo detto), non dovrebbe costare molto, piegare le ginocchia davanti alla Presenza Reale! Scriviamo al plurale, “presbiteri”, perché oltre al monsignor vescovo di quella diocesi, anche gli altri sacerdoti accanto a lui si sono ben guardati dall’inginocchiarsi…
Quanto al “Te Deum”, sempre la fonte testimoniale degna di assoluta credibilità, è inorridita nel sentire il canto in italiano, ma con la musica gregoriana: un pasticcio sgradevole, in tutti i sensi. Non ci pare sia questo il modo migliore di rendere grazie a Dio, di lodarlo, benedirlo, adorarlo, almeno il 31 dicembre di ogni anno
(Fonte:
Giovanni Lugaresi, Riscossa cristiana, 8 gennaio 2013)
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