
Riccardi non conferma né smentisce.
È infatti esclusa la possibilità che un ministro della Cooperazione internazionale esperto come Andrea Riccardi ignori cosa significhi l’espressione “salute riproduttiva” nei programmi ONU, e che ignori la posizione della Santa Sede a riguardo.
Cosa significhi l’apparentemente innocuo termine “salute riproduttiva” lo spiega Il Foglio: “Accanto alla promozione della salute materno-infantile, e quindi alla lotta alla mortalità materna e al miglioramento della salute della donna legata alla sua possibilità di procreare, quella definizione ricomprende infatti il vasto e spinoso capitolo – spinoso almeno per i cattolici, ma non solo per loro – della contraccezione (preventiva e d’emergenza) e dell’aborto, senza contare l’altro controverso capitolo della vaccinazione contro il papillomavirus, indirizzata a bambine e adolescenti.
Proprio la scorsa settimana, tra l’altro, l’Hrp ha presentato a Ginevra l’edizione aggiornata di “Aborto sicuro: guida tecnica e politica per i sistemi sanitari”. Leggiamo direttamente sul sito dell’Hrp – che dedica il mese in corso alla promozione e all’informazione della pillola del giorno dopo – la descrizione delle sue attività. Che prevede anche “la messa a punto di soluzioni sicure e accettabili in materia di aborto medico, compresa l’utilizzazione di mifepristone-misoprostol (si tratta dell’aborto chimico con la Ru486, ndr). La ricerca continua per migliorare l’efficacia e ridurre gli effetti secondari di questi medicamenti”.
Ci domandiamo se questi soldi rappresentano, oltre che da un punto di vista etico e morale, ciò di cui il nostro paese ha più bisogno.
Ci domandiamo anche con quale trasparenza il ministro cattolico Riccardi si pone nei confronti di chi, come lui, condivide una visione della vita che tenda a costruire, sostenendo la vita soprattutto dei più deboli, gli indifesi ancora non nati.
Allora, caro ministro, conferma o smentisce? Il convegno di Todi che l’ha formalmente eletta prima di Monti, prevedeva forse l’asservimento dei cattolici al potere di turno? A questo ci saremmo ridotti?
(Fonte:
Editoriale Samizdatonline, 6 luglio 2012)
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