
Secondo uno degli autori il presepe racconta una storia di sofferenza, in cui il Bambinello riproduce le fattezze di un bambino siriano ricavate da una foto scattata in uno scenario di guerra; in tal modo, gli organizzatori hanno voluto sottolineare le sofferenze che affliggono gran parte delle persone sparse nel mondo proprio nel momento del Natale in cui si è “buoni”. Non è un Gesù che nascendo, illumina il mondo, ma un Gesù morto, incapace di redimere l’umanità.
Il parroco del Duomo, don Raffaello Piagentini, parla di un presepe ancor più realistico rispetto agli altri e di un bambinello che ricorda Gesù che continua a soffrire attraverso la sofferenza di molti. Il parroco ha benedetto l’installazione sperando che si possa riflettere e aiutare gli altri.
Dietro l’iniziativa provocatoria affiora la cristianofobia. Nel 2011 a Carrara furono rubate le statue della Natività, sistemate sul sagrato del Duomo. Oggi con la scusa di lanciare messaggi di pace e di condivisione della sofferenza umana si mira a sporcare le immagini sacre e a ridicolizzare i contenuti della fede cattolica.
Non c’è nulla di più efficace per riflettere sulle miserie umane che volgere lo sguardo alla Croce di Cristo e nulla di più bello per vivere in modo autentico la fratellanza con tutti gli uomini che contemplare la straordinaria e commovente bellezza del Presepe tradizionale.
(Fonte:
Alfredo De Matteo, Corrispondenza Romana, 19 dicembre 2012)
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