
Come si vede, ci sono tutti gli ingredienti del classico thriller in cui elementi verosimili infarciscono sapientemente una narrazione completamente fantastica, riuscendo a renderla efficace e accattivante per il pubblico di bocca buona. La miniserie è ispirata – molto liberamente – al libro Il tredicesimo apostolo di Michel Benoit (edizioni Piemme Bestseller), che ha per protagonista padre Nil, amico di padre Andrei, ucciso in circostanze oscure sul treno che lo conduceva a Parigi dal Vaticano, dove era stato convocato dalla Congregazione per la Fede in ragione delle sue ricerche per “svelare” l’enigma del tredicesimo apostolo. Seguendo le sue orme, padre Nil si mette in cerca della presunta verità su questo fantomatico personaggio. Nella produzione di Taodue per Canale 5 si spinge l’acceleratore sull’effetto che eventi dalle cause ignote o difficilmente spiegabili possono provocare nel telespettatore. Si racconta di bambini che levitano, di ragazze che lacrimano sangue, di strane visioni che anticipano il futuro.
Si guadagna così la curiosità del pubblico in cerca non tanto di risposte quanto di domande, sfruttando il filone del dei fenomeni paranormali che già in altre trasmissioni (“Vite straordinarie”, “Miracoli”) sono stati trattati con ambigui riferimenti alla Chiesa e al soprannaturale. L’idea di fondo dei produttori è che per conquistare il pubblico italiano più che la fantascienza serva la religione. La cultura cristiana è ricca di episodi spiegabili soltanto attraverso la fede o da interpretare secondo finalità esemplari. A questi temi attinge la sceneggiatura di “Il tredicesimo apostolo”, rimestando soprattutto nelle zone di confine fra realtà e verosimiglianza. A rendere ancora il tutto più intrigante, si aggiunge la tensione affettivo-sessuale fra Gabriel e Claudia, due anime tanto lontane quanto vicine, due opposti che si attraggono quasi inevitabilmente. Entrambi sono segnati da un passato con cui hanno un conto aperto e che li rende vulnerabili dal punto di vista personale, tanto quanto sono efficaci sotto il profilo professionale. Lui ha perso i genitori da bambino ed è stato cresciuto da mons. Antinori, uno zio che gli ha fatto da padre. Lei, nata da una madre giovane e da un padre non gradito ai nonni materni, è stata affidata alle cure di un collegio cattolico.
Il risultato è narrativamente spiazzante, anche in forza di un sapiente uso degli effetti speciali che le moderne tecnologie di ripresa e di trattamento delle immagini rendono sempre più spettacolari e ad alto impatto emotivo. Le forzature sono nel dare per certo l’incerto, nel presentare un’immagine di Chiesa rigida e integralista, nel confondere il piano della fede con quello della superstizione, nell’ammantare di tinte fosche anche il dettaglio apparentemente più insignificante. Il che induce, una volta di più, a inquadrare questa produzione per quello che è: pura fiction, ovvero finzione immaginifica su argomenti di facile presa popolare. Cercare una lettura più profonda e più coerente nei suoi contenuti e nelle modalità espressive scelte rischia di essere una forzatura alla ricerca di un’attendibilità che non ha senso pretendere da una simile produzione.
Resta l’amarezza per un’immagine di Chiesa, veicolata in questa fiction e in troppe altre produzioni contemporanee (non soltanto televisive), che è fortemente riduttiva e spesso evidentemente falsata, ma che purtroppo fa presa su un pubblico sempre più disorientato e sempre meno capace di discernimento critico. Le modalità narrative spettacolari, accattivanti e truffaldine al contempo, sono in questo senso delle aggravanti.
(Fonte:
Marco Deriu, La bussola quotidiana, 19 gennaio 2012)
1 commento:
FICTION FORAGGIATA DAI PRETI ,PER NON PERDERE IL RESTO DELLE PECORE CRISTIANE
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