
Senza rendersi conto che questo coro ingigantiva la portata dell’evento e quindi, in qualche modo, ingigantiva Celentano oltre ogni limite ragionevole. Prelati, vescovi, mi rivolgo a voi: vi pare ragionevole assumere una posizione che vi rende simili a un politico qualunque? La prossima volta cosa farete? Andrete per avvocati? Sporgerete denuncia? Potevate cavarvela con due parole generiche sull’uso disinvolto e spregiudicato della libertà di pensiero e di espressione, oppure - meglio - ricordando a Celentano tutto quello che la Chiesa fa, nel mondo, per i poveri, per i diseredati, per gli ultimi. Come ha precisato, opportunamente, il direttore di Avvenire Marco Tarquinio quando ha detto che il suo giornale ha sempre parlato di Cristo, della Carità e del Paradiso. Ci vuole un po’ di stile in queste cose. Invece, con questa sgraziata richiesta di scuse, voi avete dato ragione a lui, proprio come Pippo Baudo aveva previsto tanti anni fa.
Ma forse c’è anche un altro problema.
La vera importanza storica di Celentano sta nell’immagine “mediatica” che rappresenta: quella di un tipico ragazzo lombardo del dopoguerra, che frequenta l’oratorio e, nonostante gli orrori passati, ha fiducia in Dio e nel futuro, e col suo rock’n’roll infonde fiducia anche negli altri. Celentano è proprio un figlio della Chiesa intesa come parrocchie, preti, oratori, catechismo. E la sua esibizione dell’altra sera mostra la forza ma anche le crepe di un programma educativo che seppe trasmettere il cristianesimo come dottrina, rito, etica, o come convivenza sentimentale, ma non come cultura, ossia come autocoscienza. Qualcuno magari si illuse che per questo bastasse avere un’Università Cattolica, o un quotidiano come Avvenire, mentre si sa che giornali e università sono cose come la matematica, che non insegna a ragionare, mentre è utilissima a chi sa già ragionare.
Così la fede cristiana non diventò la forma del rapporto con la realtà di tutti i giorni: per quello bastavano le regole morali, o l’interesse economico, o le logiche di potere. Il discorso di Celentano è il prodotto “pasticciato” proprio di tutto questo: una stupidaggine irritante, certo, ma in linea con la trovata di quel diavolo di Pippo Baudo!
(Fonte:
Luca Doninelli, Il Giornale, 20 febbraio 2012)
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