
Ma Bindi ed allegra brigata sono come il fu Scalfaro: non ci stanno. E picchiano duro sul povero senatore Giovanardi, “reo” solo d'essersi ben reso conto di quanto l'andazzo rischi di condurre la politica nazionale verso una china pericolosa in fatto di Valori.
Certo, con toni forse forti e sopra le righe, ma concreti, il parlamentare del Pdl ha messo in guardia su due punti fondamentali: innanzi tutto, il fatto che non spetti ad un governo di tecnocrati ridisegnare l’etica sessuale degli Italiani, né tanto meno legittimare le coppie gay, pena “la rivolta del Parlamento”. In secondo luogo, biasimare quanti vogliano “spettacolarizzare” con disgustosa ostentazione le proprie pratiche omosessuali. In quest’ottica, analogo è il senso di fastidio derivante dal veder urinare in pubblico o dall’assister nostro malgrado ad un bacio saffico: in questi termini fu posta la domanda al senator Giovanardi, in questi termini egli ha risposto. Forse non ottemperando al “politicamente corretto”, sicuramente però ottemperando al buon senso. E facendo apparire davvero peregrine reazioni degne di peloso ed inconcludente moralismo. Bindi e Concia in testa. Parlar di omofobia, in questi casi, è smodatamente fuori luogo. Come han dimostrato i “Giovani Democratici” di Modena con l’idea del bacio gay collettivo per le strade o sotto casa di Giovanardi: farse di questo tipo sviliscono quegli stessi concetti, sventolati da taluni come bandiere, offendono la ragione e mortificano il confronto. Ammesso che questo possa esserci. Ed ammesso che certi “paladini” dell'omosessualità tout court, tanto suscettibili quanto stizziti, il confronto, davvero lo vogliano...
(Fonte:
Mauro Faverzani, Riscossa cristiana, 20 febbraio 2012)
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