
Fortunatamente, qualche voce dissonante c'è stata. Yedioth Ahronoth, uno dei maggiori quotidiani israeliani, sottolineava gli sforzi della Chiesa cattolica nel combattere l'antisemitismo e nel gettare ponti di dialogo con l'ebraismo.
Benedetto XVI pellegrino di pace in Terra Santa, ha pronunciato parole chiare di condanna contro ogni forma di violenza, sopraffazione e terrorismo. Ha ribadito il diritto di Israele alla sicurezza e dei palestinesi a uno Stato. Ha condannato la Shoah, un orrendo gesto compiuto da un «regime senza Dio». Eppure a qualcuno non è bastato.
Sulla Shoah la Chiesa ha già detto quanto si doveva dire in un documento intitolato Noi ricordiamo: una Riflessione sulla Shoah (16 marzo 1998). Giovanni Paolo II ha chiesto perdono, in occasione del suo viaggio giubilare, per tutti i comportamenti che «nel corso della storia hanno fatto soffrire questi tuoi figli (cioè gli ebrei - ndr)». Benedetto XVI si è posto in questo cammino di fraternità con il popolo dell'alleanza, l'«ulivo buono» sul quale si è innestato il germoglio del cristianesimo.
La richiesta di perdono da parte della Chiesa cattolica al popolo d'Israele, per bocca di un Pontefice, c'è già stata. E non scade, che il Papa si chiami Ratzinger o Wojtyla.
(Fonte: Eco di Terrasanta, Giugno-Luglio 2009)
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