
Nell’accezione corrente la parola discriminazione ha assunto un significato negativo ma in realtà essa è l’asse portante del convivere, la forma necessaria e ineludibile del mantenimento dell’ordine sociale. Sulla base del principio della giusta discriminazione la persona che delinque, ad esempio, viene legittimamente punita e privata della libertà; l’insano di mente escluso da determinate occupazioni perché inadatto a svolgerle, così come la persona avente un determinato handicap fisico.
In altri termini, discriminare vuol dire distinguere, separare in modo tale da formare una società ordinata e ben funzionante. Il vero spartiacque che determina, a livello sociale, una giusta o ingiusta discriminazione è il diritto naturale; infatti, una società che non ha il diritto naturale come riferimento etico e morale rischia di scivolare in una strisciante forma di dittatura in cui l’apparato normativo e culturale non riflette i valori immutabili di origine divina, ma la volontà di determinati gruppi o lobby di potere di orientare le masse nel senso da esse desiderato.
Cosicché, nel caso della legalizzazione dell’aborto volontario, al posto della (giusta) discriminazione nei confronti della donna che intendeva disfarsi del bambino, ne è subentrata un’altra ben più grave della precedente, ossia quella (ingiusta) verso l’innocente. Dunque, il vero obiettivo del governo socialista di Zapatero non è tutelare le minoranze considerate più deboli ma usarle come grimaldelli, facendo leva sul falso principio della non discriminazione, utili a scardinare l’ordine naturale e favorire la dittatura delle ideologie antiumane (omosessualismo, femminismo, ateismo ecc.), giungendo infine a discriminare e perseguitare chi ad esse si oppone. D’altronde, il mito della non discriminazione nasce dalle rovine di una società relativista e nichilista che non discerne più il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, il vero dal falso ma pone il suo fondamento nelle sabbie mobili del consenso e del politicamente corretto, orchestrato e diretto dalle forze anticristiane.
(Fonte: Alfredo De Matteo, Corrispondenza Romana, 15 giugno 2011)
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