giovedì 29 settembre 2011

Il placet del Ministro sul turismo gay

L’ultimo ritrovato del mondo politicamemte corretto è il bollino “gay friendly”. Un’etichetta destinata a comparire sulle insegne delle strutture turistiche e delle località enogastronomiche. Per capire di che cosa si tratta esattamente ci rifacciamo al Consorzio di promozione turistica di Padova, che negli ultimi mesi ha lavorato all’ideazione della certificazione. «L’idea è quella di creare un marchio da esporre nei locali in grado di garantire una certo livello di ospitalità anche alla clientela omosessuale» spiega Etta Andreella, del Consorzio. Gli fa eco Alessandro Zan, assessore comunale di Sinistra e libertà con delega all’Ambiente: «Padova già da tempo ospita manifestazioni ed eventi legati all’importanza dei diritti civili e alle comunità gay e lesbiche. Ho grande fiducia in questa iniziativa perché, è evidente, l’accoglienza e il rispetto è ormai nel dna dei padovani». L’assessore, che è anche segretario regionale di Arcigay, spiega inoltre che verranno realizzate pagine ad hoc nei principali siti del turismo padovano, dove verranno suggeriti itinerari, locali, divertimenti per gli omosessuali in città.
L’iniziativa non è l’unica nel panorama italiano. Anna Paola Concia, parlamentare del PD che un mese fa a Francoforte "ha sposato" la compagna Ricarda Trautmann, quest’estate ha lanciato con orgoglio a Firenze il suo progetto, “Friendly Italia”: «Un bollino di riconoscimento per tutte quelle attività commerciali e imprenditoriali che si impegnano in politiche attive di inclusione e promozione dell’uguaglianza verso tutte quelle categorie sociali più esposte all’esclusione e alle discriminazioni. Inoltre potrebbe essere una proposta seria e credibile, per iniziare a sconfiggere quel male sociale che si chiama intolleranza, che stando agli ultimi episodi di cronaca, sembra diventato un’emergenza nazionale a cui la politica non riesce a dare risposte efficaci».
La moda del bollino “gay friendly” è approdata anche a Bergamo grazie al primo Expo Turismo Gay che si è svolto lo scorso fine settimana. L’Expo era inserito nella più ampia fiera del turismo, la No Frills, che ha ricevuto il patrocinio di Comune e Provincia di Bergamo, nonché di Regione Lombardia. L’Expo invece, un settore all’interno della fiera adibito al turismo che si rivolge prettamente ad un target omosessuale e che conta 19 strutture, ha goduto del patrocinio del Ministero del Turismo, e infatti nella settimana precedente all’apertura è balzato agli onori della cronaca per le dichiarazioni del ministro Michela Vittoria Brambilla: «Trovo che nel nostro Paese il pregiudizio nei confronti dei gay sia ancora radicato, oltre che ingiusto. Quindi anche il patrocinio a una fiera specializzata può servire ad agevolare un cambiamento culturale di cui c’è davvero bisogno».
Sul bisogno di questo specifico settore all’interno della fiera, giunta alla sua undicesima edizione e che conta circa 650 aziende, abbiamo chiesto conto a Paolo Bertagni, presidente di No Frills. A differenza del comunicato stampa di apertura di No Frills, che presentava Expo Turismo Gay come un’occasione per mettere «in luce le opportunità di un segmento che conta in Italia, su un giro di affari di 3,2 miliardi di euro l’anno», parlava di «settore ancora troppo sottovalutato» ed enfatizzava su questa novità rivolta al mondo gay, ragiunto al telefono Bertagni minimizza specificando che si tratta soltando di un segmento di 19 aziende rivolte ad un target specifico come ce ne sono altri e sottolinea: «Io faccio un’area dedicata agli over 70, che hanno delle esigenze indubbiamente diverse da chi ha 40 anni o da chi ne ha 20. La stessa cosa vale per gli omosessuali. Il turista gay innanzitutto al 99% non ha figli e quindi logicamente un villaggio con bambini e famiglie può non andare bene.[...] Per quanto riguarda i servizi specifici io posso parlare fino ad un certo punto, non sono gay, quest'area la sto portando avanti con un partner socio che invece fa parte della comunità gay che quindi è certamente più esperto.[...] Ripeto, posso arrivare fino ad un certo punto, le famiglie certamente non piacciono a questa comunità, però le posso dare il numero della persona con cui ho portato avanti il progetto che invece è in grado di specificare queste cose, [...] la persona è Alessio Virgili ».
Alessio Virgili è presidente dell’Associazione italiana turismo gay e siede al convegno di presentazione dell’Expo Turismo Gay, sabato 24 settembre. Di fronte ad una platea di addetti ai lavori i relatori sciorinato le mete “più amiche” nei confronti del target omosessuale. Innanzitutto quelle nostrane: Viareggio, Torre del Lago, Catania, Gallipoli, Taormina e, Padova, ma anche quelle internazionali tra cui Ibizia, Gran Canaria, Mykonos, Tel Aviv, nonché la maggior parte delle metropoli del Nord America, così come Toronto e Miami. Il lavoro più grosso cui sono chiamate le agenzie “gay friendly” sarebbe dunque quello di indirizzare un cliente omosessuale verso mete fornite di luoghi che facilitino l’incontro e la relazione tra turisti gay, mentre per quanto riguarda le strutture, il bollino è un’etichetta che indica una struttura in cui non c’è alcun pregiudizio nell’ospitare turisti che non siano eterosessuali. Un marchio del tutto formale dunque, che non segnala la presenza di servizi particolari ma soltanto di un’apertura maggiore verso i clienti ai quali viene risparmiata la domanda «Letto unico o letti separati? » considerata discriminatoria dalla comunità GLBT.
Secondo l’Iglta (International gay and lesbian travel association) il target gay è colto (costituito prevalentemente da laureati), con una capacità di spesa media di 800 dollari, contro 540 del target etero (lesbian 570 dollari e bisex 690) ecco perché il testimonial dell’evento, Alessandro Cecchi Paone, fresco di compleanno a Mykonos ha sottolineato: «L’Italia sta pagando il dazio dell’arretratezza religiosa e sociale causata dai pregiudizi. Continuare a non fare promozione nei confronti del segmento Glbt vuol dire fare un magnifico regalo ai Paesi più avanzati». Cecchi Paone, presente all’evento anche in veste di docente di Scienze del Turismo all'Università di Bicocca, ha poi sottolineato che: «Grazie al volano del turismo gay potremmo anche riprenderci il turismo giovanile: infatti aumentano i ragazzi etero, o momentaneamente eterom che passano le vacanze all’estero in compagnia dei loro amici gay perché i gay sono felici e, solitamente, si divertono di più». In effetti la platea si è mostrata molto divertita quando il giornalista televisivo ha esortato gli omosessuali a comportarsi con rispetto in tutte le destinazioni gay friendly partendo da Israele e finendo con Roma «Mi sembra evidente che non è il caso di baciarsi di fronte al muro del pianto, così come in piazza San Pietro, perché c’è il rischio che se passa un prete possa unirsi a voi».
E se non stupisce il lavoro di Quiiky, l’agenzia specializzata in turismo gay and lesbian che ha ideato e promosso l’Expo bergamasco, lascia perplessi il patrocinio dato dal ministero del Turismo e l’attenzione crescente di enti e istituzioni sul territorio che ritengono necessario tutelare un target di turismo costruito sull’orientamento sessuale. E’ davvero necessario?
Avremmo voluto chiederlo a qualche esponente politico, ma nessuno ha accettato l’invito al convegno anche se Alessio Virgili, presidente dell’Associazione italiana turismo gay spiega: «Abbiamo però ricevuto una lettera del sindaco di Roma, Gianni Alemanno il quale ha “augurato una buona riuscita della manifestazione presentata a giugno nella capitale in occasione del grande evento dell’Euro Pride, occasione per riflettere e crescere in consapevolezza. Sosteniamo e propagandiamo un numero verde cui le persone omoessuali possono rivolgersi per ogni tipo di problema"».
Applausi e sorrisi. «Perché chi sta coi gay sorride, si gode la vita, e si diverte» - ha ribadito Cecchi Paone, e in effetti l’appuntamento si è concluso con quello che gli organizzatori hanno definito, alla francese, “un piccolo divertissement, una cosa graziosa”. Un power point che mostrava fotografie dell'Euro Pride di Roma di cui sopra, in cui si vedevano persone con cartelli e travestimenti blasfemi o irrisori nei confronti del Vaticano.
Che così, a occhio, non sembrava esattamente "un'occasione di rilessione e crescita in consapevolezza", ma forse era un modo divertente per essere friendly.

(Fonte: Raffaella Frullone, La bussola quotidiana, 28 settembre 2011)


Nessun commento: