I
promotori del matrimonio gay, e delle affini diciture, ci riprovano. E, a prima
vista, potrebbe essere la volta buona. In commissione giustizia, alla Camera, è
partito l’iter per dare alle unioni di fatto riconoscimento giuridico. La
relatrice Giulia Bongiorno avrà il compito di esaminare le sette proposte in
materia e farne la sintesi, mettendo a punto un testo unificato. Alcune, come
le due presentate da Paola Concia, deputata del Pd, prevedono la possibilità di
contrarre unioni civili anche per persone del medesimo sesso o l’introduzione
del Patto civile di solidarietà (Pacs); altre, la regolamentazione, mediante
semplice dichiarazione congiunta all'anagrafe del Comune, per conferire taluni
diritti, quali la successione nel contratto di locazione, e l'estensione
dell'assistenza sanitaria e penitenziaria. Altre ancora intendono conferire ai
conviventi il diritto all'eredità o agli alimenti per il convivente. Tommaso
Scandroglio, docente di Filosofia del diritto nell’Università di Padova, spiega
a ilSussidiario.net che «difficilmente si arriverà mai al varo di una legge in
proposito. Le proposte di questo tipo, fino a poco tempo fa - tra Pacs, Dico,
veri e propri matrimoni gay - erano una ventina. Non se ne è fatto nulla allora
e non credo che si arriverà a qualcosa di definitivo in futuro». Di certo, non
in quello immediato: «non è pensabile che i partiti se ne occupino in questa
fase di emergenza; una volta passate le elezioni, al contempo, è presumibile
che tra gli schieramenti il fronte trasversale e contrario a unioni di questo
genere si compatti come in passato».Sta qui l’errore, anche in termini logici. «Il coniuge ha una serie di doveri specifici, non pochi in verità, quali quello di fedeltà, di assistenza, di educazione dei figli». Per semplificare: «Se una donna ha un figlio proveniente da un’altra relazione, il suo convivente non ha alcun dovere nei confronti del pargolo, mentre l’abbandono di minori è reato per il genitore». Qualcuno potrebbe pensare di risolvere facilmente la controversia attribuendo anche ai conviventi i doveri dei coniugi. «Tali proposte di legge non potranno perfezionarsi prevedendo i diritti corrispettivi. Perché, in tal caso, si tratterebbe di un matrimonio. Va da sé che, a quel punto, si riproporrebbero i suddetti problemi».
(Fonte: Paolo Nessi, Il sussidiario.net, 23 aprile 2012)
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