
Eppure, il parlamento di Strasburgo chiede a tutti i paesi il riconoscimento delle unioni omosessuali e nello specifico la possibilità che essi possano accedere al matrimonio sia civile che religioso. Insomma, secondo il parlamento di Strasburgo i governi europei non devono dare «definizioni restrittive di famiglia». I paesi dove due uomini o due donne possono sposarsi sono il Belgio, l’Olanda, il Portogallo, la Spagna, la Svezia e la Danimarca: in quest’ultima, dal 15 giugno, sarà possibile celebrare nozze gay anche in chiesa, anche se i singoli pastori luterani potranno opporre il loro rifiuto (“Il Giornale”, 14 marzo 2012).
La domanda sorge spontanea: come mai l’establishment politico e culturale sponsorizza i matrimoni gay quando l’istituto stesso del matrimonio viene sistematicamente attaccato e considerato una pura formalità? Pare evidente come il matrimonio omosessuale costituisca solamente un mezzo utile al raggiungimento del vero fine a cui tendono le lobby europeiste: la distruzione della famiglia naturale.
D’altra parte, la prima a non riconoscere il valore del matrimonio è proprio la cultura omosessuale che teorizza e pratica l’infedeltà, l’uso strumentale del partner come oggetto sessuale. Certamente, ad essa fa comodo avere la possibilità di accedere legalmente al matrimonio ma solamente come mezzo utile alla diffusione del vizio contro natura, alla illusoria conquista di una “normalità” che tale non potrà mai essere. Dunque, le vittime principali dell’ideologia gay e del suo sfruttamento politico e culturale sono proprio gli omosessuali, soprattutto giovani, rinchiusi a forza in un mondo falso e condannati all’infelicità ed alla morte, sia fisica (Aids) che spirituale.
(Fonte:
Alfredo De Matteo, Corrispondenza Romana, 20 marzo 2012)
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