
Questo sbilanciamento ha avuto
ripercussioni anche sulla vita spirituale dei fedeli. Infatti, concentrando
tutto il rapporto con Gesù Eucaristia nel solo momento della Santa Messa, si
rischia di svuotare della sua presenza il resto del tempo e dello spazio
esistenziale. E così si percepisce meno il senso della presenza costante di
Gesù in mezzo a noi e con noi, una presenza concreta, vicina, tra le nostre
case, come «Cuore pulsante» della città, del paese, del territorio con le sue
varie espressioni e attività.
Il Sacramento della Carità di Cristo deve
permeare tutta la vita quotidiana. In realtà, è sbagliato contrapporre la
celebrazione e l’adorazione, come se fossero in concorrenza l’una con l’altra.
E’ proprio il contrario: il culto del Santissimo Sacramento costituisce come
l’«ambiente» spirituale entro il quale la comunità può celebrare bene e in
verità l’Eucaristia. Solo se è preceduta, accompagnata e seguita da questo
atteggiamento interiore di fede e di adorazione, l’azione liturgica può
esprimere il suo pieno significato e valore.
L’incontro con Gesù nella Santa
Messa si attua veramente e pienamente quando la comunità è in grado di
riconoscere che Egli, nel Sacramento, abita la sua casa, ci attende, ci invita
alla sua mensa, e poi, dopo che l’assemblea si è sciolta, rimane con noi, con
la sua presenza discreta e silenziosa, e ci accompagna con la sua
intercessione, continuando a raccogliere i nostri sacrifici spirituali e ad
offrirli al Padre».
(Benedetto XVI, Omelia per la Santa Messa del Corpus Domini, 7 Giugno 2012)
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