
Ciò non è la prima volta che accade (basti pensare appunto ai precedenti matrimoni regali in Inghilterra, e, sebbene in misura ben più ridotta, nelle altre monarchie europee), ma l’essersi ripetuto ancora una volta, e in tal misura, nell’ormai già avanzato terzo millennio nel Paese che più di ogni altro si è spinto nel vertiginoso processo di sovversione delle proprie radici spirituali, civili, morali e identitarie, assume un significato e un messaggio politico ben preciso, che occorre non sottovalutare. C’è qualcosa che scatta nell’animo delle persone quando accadono questi eventi. È come se nell’animo di un popolo che assiste inerte a ogni forma di distruzione della sua tradizionale civiltà, rimanesse nel profondo un vivo e celato attaccamento non solo al proprio passato in quanto tale, ma alla consapevolezza che esiste un bene e un ordine in questo mondo, e che la Corona, con quella sua anzianissima sovrana, in qualche modo rappresenta l’ultimo filo che collega ogni inglese a quell’ordine ormai sulla strada della distruzione.
Nel Paese dell’omosessualismo, dell’eugenetica, della persecuzione concreta al Cristianesimo, dell’odio aperto e ricercato verso tutto ciò che sa anche lontanamente di cattolico (forte è stato il richiamo di Papa Benedetto XVI alla difesa dei veri valori non negoziabili nel suo viaggio in Gran Bretagna), della apertura insensata a ogni altra religione e tradizione fuorché alla propria, nel Paese occidentale che per primo sta adottando la sharia come norma di legge per i milioni di musulmani presenti nel proprio territorio (con le conseguenze drammatiche che questo può significare per quelle donne che inavvedutamente sposano islamici…), accade il più inaspettato dei fatti: il viscerale amore di tutto un popolo verso la monarchia (e verso una famiglia reale tutt’altro che sempre all’altezza del proprio ruolo).
E ciò non solo in Inghilterra: in tutto il mondo occidentale l’evento è stato vissuto con grande interesse e piacere, anche dai signori che dominano quei mezzi di comunicazione che sono sempre i primi ad avallare gli anti-valori del mondo contemporaneo e che darebbero chissà cosa per potersi liberare di questa monarchia (come e ancor più di tutte le altre tuttora esistenti). Eppure, devono ammettere che su questo piano i popoli non li seguono: appena capita l’occasione, milioni e milioni di persone partecipano entusiaste a questi ultimi timidi bagliori di uno splendore secolare che rifulge ancora dai secoli della civiltà cristiana, dal nostro retaggio comune di europei e figli della Chiesa. Diciamolo chiaramente: quale evento “laico” (eccetto lo sport) o “laicista” richiama davanti le televisioni decine di milioni di persone? Chi interrompe le proprie attività per seguire con entusiasmo progetti, teorie ed eventi finalizzati alle cosiddette “conquiste sociali e scientifiche” dell’uomo? Quale leader a qualsiasi titolo del laicismo imperante può sognarsi di avere un tale seguito di interesse da parte di quelle “masse” da educare ai nuovi miti del relativismo imperante?
Si è detto che la gente ha bisogno di favole: in parte questo è vero, ma è anche vero che vuole favole che partono e finiscono bene, e per bene si intende ordinate a un fine superiore e legittimo, incardinate in un ordine morale e civile immutabile (il matrimonio fra uomo e donna, con cerimonia cristiana, la famiglia, anche la monarchia, occorre dirlo, in quanto garante di questo ordine millenario che infonde sicurezza a ognuno, proprio quella sicurezza dei valori immutabili che oggi la società occidentale fa di tutto per distruggere e sovvertire). Insomma, nel matrimonio di due giovani ragazzi ognuno, inglese e non, ha voluto vivere nel proprio animo, inconsciamente, quel senso di ordine, bellezza, certezza dei valori non negoziabili che sono ancestralmente inseriti nella nostra anima di cristiani.
Il matrimonio di ieri è un matrimonio fra ciascuno di noi e il suo passato perduto. È un progetto dell’anima. È un desiderio di un ordine superiore, di quell’ordine di cui oggi (e paradossalmente più che mai in Inghilterra) ci vogliono privare.
Un unico neo, aggiungiamo noi: il largo spazio mediatico concesso alla celebre e molto discussa "coppia" Elton John e marito; una visibilità tale, da far dire ai commentatori nostrani, con una certa compiacenza, che "finalmente" anche l'unione omosessuale aveva avuto con l'occasione la sua completa ufficializzazione internazionale!
(Fonte: Massimo Viglione, Corrispondenza Romana n.1190 del 7/5/2011)
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