venerdì 18 novembre 2011

L’ultimo insulto a Cristo, scippato e gettato via

La sera scende lentamente tra i palazzi informi del quartiere periferico, in provincia di Napoli. Come tante altre volte suor Faustina, consacrata spagnola a servizio della parrocchia locale, gira con il suo carico leggero e preziosissimo: l’Eucaristia. Va a far visita agli ammalati portando loro il conforto della sua presenza e di Gesù che nel Pane si nasconde. Anche se l’età è avanzata, la buona salute di cui gode le permette di svolgere a pieno ritmo la sua missione.
Sabato scorso. Tira vento e il buio ha già preso possesso delle case. L’illuminazione pubblica, da anni, non funziona che a singhiozzi. Con le tenebre che scendono le strade si svuotano e, come per incanto, lo scenario muta. Presto il popolo della notte, con il suo carico di polvere di morte, occuperà gli angoli delle piazze e dei vicoli. Come obbedienti soldatini, tanti adolescenti, giovani e anche adulti si apposteranno in attesa del cliente, che arriva guardingo, per rifornirlo di droga e di disperazione. Le mamme dalle finestre o con i telefonini chiamano i loro figlioli per farli rincasare e metterli al riparo dalla strada che si fa cattiva. Purtroppo non tutti i ragazzini hanno questa fortuna. Tanti di essi hanno il papà, la mamma, o entrambi i genitori in carcere. Vivono affidati alle cure di una vecchia zia, della nonna o, in qualche caso, di una vicina. Proprio quando avevano più bisogno di affetto, comprensione, accompagnamento, sono rimasti soli a lottare con la vita.
Questa terribile crisi economica sta schiacciando la povera gente fino a farla soffocare. Sta ammazzando speranze e dignità. Per chi ha lo stomaco vuoto, le possibilità di ragionare sono ridotte al minimo. Succede, purtroppo sempre più spesso, che anche tante coscienze più limpide e genuine, lentamente, irrimediabilmente, si logorino e finiscano con l’acquisire quella logica maledetta che consentirà loro di giustificare gesti e scelte scellerati.
La nostra suora cammina lentamente tenendo stretto al cuore il borsello nero con le ostie consacrate mentre sgrana il suo Rosario. All’improvviso due giovanotti a bordo di una moto le si fanno accanto, la strattonano pericolosamente e si impossessano del borsello. Uno scippo. Come tanti. La guerra dei poveri a danno di altri poveri. La delinquenza vigliacca che prende di mira i vecchi, i bambini, le donne. Quel sottobosco della malavita per certi aspetti più pernicioso e pericoloso della stessa criminalità perché gestito da ragazzini inesperti, ma con la pistola in mano. Dai nostri altari, insieme alla parola di Dio, non facciamo che raccomandare alla gente di camminare, per quanto è possibile, senza borse e di non indossare catenine o orecchini d’oro.
Presa dal panico, la nostra anziana suora grida, implora, chiede la carità di riavere indietro il borsello-tabernacolo. Inutilmente. Con il volto triste e le lacrime che le fanno brillare gli occhi fa ritorno in parrocchia. Ci mettiamo alla ricerca del Santissimo Sacramento. Vengono rastrellati le campagne e i bidoni della spazzatura. Come Maria di Magdala andiamo alla ricerca del Signore chiedendo in giro: «Dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». Come Maria e Giuseppe, allorché si accorsero di averlo smarrito, anche noi lo abbiamo cercato "angosciati". Purtroppo, non l’abbiamo più trovato.
È proprio vero: Cristo è in agonia fino alla fine del mondo. A una santa mistica una volta confidò. «Non vi ho amato per scherzo». Si è sporcato le mani fino in fondo il Signore nostro. Non sottrasse la faccia agli insulti e agli sputi ieri, non ha ricusato di essere gettato via oggi. Per amore. Per amore nostro e per la nostra salvezza.

(Fonte: Maurizio Patriciello, Avvenire, 16 novembre 2011)


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