
La fine dell’opera, in un crescendo di non-senso, tipico dell’arte moderna, mostra dei bambini che, inopinatamente, lanciano contro il Sacro Volto che giganteggia alle loro spalle, escrementi, liquami vari ed ogni infame sostanza, offendendo evidentemente, oltre allo spirito cristiano, anche il senso naturale di decoro e la stessa dignità dell’arte.
Il quotidiano “Repubblica”, turbato non dalla pubblica bestemmia di Castellucci, ma dalle proteste che giustamente ha suscitato a Parigi e non solo, dedica, nell’edizione del 1 novembre (festa di tutti i santi) 3 pagine alla querelle, distorcendo completamente la realtà dei fatti e trasformando i manifestanti cristiani in violenti integralisti o addirittura in “crociati” (p. 30), e l’intollerante “regista” in spirito pacifico, turbato dagli avvenimenti.
I titoli sono i soliti eccessivi slogan del più squallido giornalismo nostrano. Un solo esempio basta a darne un chiaro saggio: «Assalti per giorni al Théatre de la Ville al grido di “Basta cristianofobia”. Opere distrutte a colpi di martello. E cortei nelle strade di Parigi avvolti in mantelli rossi e con il crocefisso in mano. Gli ultracattolici di Action Française compiono azioni sempre più clamorose.
“La libertà di espressione non è più un argomento valido”, dicono. E annunciano una guerra contro l’arte trasgressiva e le “bestemmie della società”». In una breve intervista a Castellucci, il regista ha l’impudenza di dichiarare, con larvato razzismo culturale, che i manifestanti, da lui «visti fuori dal teatro» sono «spaventosi, paiono diavoli e da quello che urlano, si capisce: non conoscono le Sacre Scritture» (p. 31)!! Beh, le sacre Scritture dicono chiaramente che Deus non irridetur… Addirittura, per la stessa opera teatrale il regista afferma che in «Italia alcuni mi hanno semmai incolpato di essere troppo cristiano«; in ogni caso, non teme gli «integralisti», come chiama con odio i cattolici, perché «bisogna mantenere le posizioni di fronte a tanto oscurantismo». Il razzismo illuminista-razionalista, con-causa di migliaia di vittime, è sempre vivo in Francia.
In sede di commento, facciamo anzitutto notare che proprio “Repubblica” sembra concordare con l’idea attribuita ai cattolici che «la libertà di espressione non è più un argomento valido»: perché altrimenti voler vietare a dei cristiani indignati di manifestare in piazza?
Da parte nostra poi, e senza entrare nei dettagli circa il numero dei manifestanti e delle prassi specifiche adottate (le quali paiono del tutto conformi al bene comune e alla legalità), vogliamo ribadire alcuni concetti fermi: 1. Senza dubbio la cristianofobia esiste, in Francia come in Italia, come esiste la disparità di trattamento tra le diverse religioni: quotidiani laicisti come “Repubblica” inculcano l’odio alla Chiesa cattolica e alla sua storia quasi ogni giorno;
2. La libertà di espressione non può essere un principio assoluto, altrimenti anche l’antisemitismo, il razzismo e l’elogio del crimine dovrebbero essere ammessi a norma di legge. Ma di fatto non lo sono, dunque il Vangelo e il Cristianesimo non debbono patire alcuna offesa in nome di questo principio, né in nome dell’arte o della creatività;
3. La società laica si segnala per una arroganza sempre meno tollerabile verso tutto ciò che è sacro: la distruzione della statua della Madonna avvenuta platealmente il 15 ottobre scorso a Roma ne è un segno emblematico e inquietante. Ma questi accadimenti, quando colpiscono simboli cristiani, sembrano non spiacere troppo “al sistema”;
4. È dovere di tutti i cristiani, oltre che loro pieno diritto, quello di lottare per una società conforme al piano di Dio ovvero, tanto per essere chiari, in cui si vieti e proibisca tutto quanto ripugna alla sua Legge e alla sana moralità. L’indolenza dei buoni, infine, è la migliore arma dei cattivi.
(Fonte:
Fabrizio Cannone, Corrispondenza Romana, 4 novembre 2011)
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