
Così l’ex ministro delle Comunicazioni, e capogruppo del Pdl al Senato, suggerisce ai cronisti investigativi (“e moralisti un tanto al chilo”) dieci domande sul sex gate laziale. Gasparri si ispira a un format assurto a discreta fortuna in tempi recenti: “Marrazzo è stato ricattato e perché? Ha pagato? Quanto ha pagato? Può fare il presidente della regione una persona sotto ricatto? Marrazzo aveva denunciato i ricattatori? Che c’è in questo video di cui si legge? Alcuni giornali scrivono di singolari incontri e circolano le voci più disparate. Marrazzo è in grado di smentire questi fatti? E’ vittima di un attacco a base di menzogne o no? E certi giornali, che su altri fronti si sono rivelati implacabili custodi della moralità pubblica, faranno su Marrazzo le inchieste che hanno dedicato ad altri argomenti?”.
Gasparri dice di non avere niente di personale contro Piero Marrazzo, “in questa storia lui è l’anello debole. Non lo giudico. Io me la prendo con gli indignati speciali della sinistra che lo difendono senza neanche fare il loro mestiere di cronisti. Insomma, qua siamo di fronte a una disparità di trattamento enorme quanto un grattacielo: c’è una persecuzione basata sul nulla che non accenna a placarsi, mentre per Marrazzo è scattata la difesa d’ufficio. Non solo. Il noto caso che riguarda la vita privata del premier non ha alcun rilievo penale, non si è mai configurato nessun genere di reato. Qui invece si parla esplicitamente di estorsione: c’è un uomo politico di rilievo, con grandi responsabilità, che forse era nelle mani di alcuni malfattori. Vista la gravità del reato, dobbiamo anche capire se il presidente della regione Lazio aveva denunciato alla polizia di essere sotto ricatto. Parrebbe di no. L’opinione pubblica ha diritto a essere informata, oppure si fa come le tre scimmiette: non vedo, non sento e non parlo? Ora che dicono i dichiaratori di professione? Se i giornali non sono interessati a sapere se il governatore del Lazio subiva ricatti e pagava il silenzio di alcuni carabinieri corrotti, allora penso che un uomo politico come me sia autorizzato a fare delle domande. Adesso mi aspetto di vedere le foto, il video e poi, anche un po’ di indignazione da parte della stampa estera non guasterebbe”.
Al governatore ieri sono arrivati ampi, e bipartisan, attestati di solidarietà. Antonio Di Pietro, lasciandosi andare forse un po’ troppo, ha finito col rovesciare tutto se stesso con queste parole: “Ritorna il problema di fondo che sta sporcando la politica italiana di questi ultimi anni. Cioè il sistema di dossieraggio, di veline, di criminalizzazione per liberarsi degli avversari politici che vengono indeboliti sul piano personale”. Anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si è rivolto a Marrazzo: “Gli esprimo solidarietà perché la merita come tutte le persone oggetto di ricatto o estorsione”. Commenta Gasparri: “Ho parlato con Alemanno e lui ha fatto bene a dire così. Il sindaco deve avere un atteggiamento di prudenza istituzionale e poi Gianni non è certo uno dei moralisti a senso alternato che popolano il centrosinistra. Ma io non faccio il sindaco della Capitale. Non dico neppure che Marrazzo si deve dimettere, come farebbe la sinistra se a trovarsi in questa spiacevole situazione non fosse uno dei loro, mi chiedo soltanto se è stato deciso che questa storia debba finire qui”. Così fosse – pensa il senatore – “si certificherebbe la natura pretestuosa del moralismo dei D’Avanzo e di Repubblica”. Ieri la Consulta giuridica del Pdl si è appellata all’opposizione perché collabori a una riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario sulla scorta della bozza Violante. “Il problema è capire se l’opposizione è in grado di superare i propri complessi – dice Gasparri – Sugli interventi di legge ordinaria andiamo avanti da soli. Se poi si vorrà mettere un freno alla ventennale persecuzione giudiziaria ai danni Silvio Berlusconi non si dovrà avere paura”.
(Fonte: Il mascellaro, 24 ottobre 2009)
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