
L'eroe senza fede, ma con intelletto fino e intuito da vendere, chiamato di gran fretta in Vaticano per dare una mano, è il professore americano Robert Langdon, imbattibile quando si tratta di decifrare simboli e svelare misteri: si muove agevolmente tra manoscritti e antichi libri, si trasforma in coraggioso avventuriero nell'Urbe - splendidamente fotografata da Salvatore Totino - e in un cauto investigatore tra i Sacri Palazzi, intercetta fantomatiche minacce, decodifica complotti secolari, insegue i cattivi e salva il futuro Papa, preparandosi forse a nuove avventure.
Certamente è un personaggio utile più al cinema che alla Chiesa, il protagonista di Angeli e demoni. Può rimanere comodamente negli interstizi della storia dello spettacolo, forse sarà a breve dimenticato, così come la scaltra operazione letteraria da cui proviene - ossia il fortunato, sbilenco e inverosimile romanzo di Dan Brown, solo leggermente adattato e limato alle esigenze della pellicola – che non porta certo il sigillo della cultura, semmai quello della gigantesca e furbesca operazione commerciale.
Il grossolano impianto immaginativo serve a Ron Howard per imbastire un film pretenzioso, eppure ben alimentato da una regia dinamica e attraente - l'americano è un artista eclettico di innegabili qualità, soprattutto quando affronta generi più seri e di dimensione cameristica, come il recente Frost/Nixon - che strizza l'occhio ai fumetti, al thriller e al fantasy. Langdon - ancora Tom Hanks, migliore che nell'irritante e irriverente Codice da Vinci - è un frullato di personaggi stereotipi: Hercules Poirot, James Bond, Indiana Jones, Ethan Hunt, l'agente di Mission impossible, e Ben Gates, l'eroe che svela Il mistero dei templari e Il mistero delle pagine perdute. Questa volta lascia da parte, fortunatamente, i dogmi della fede cristiana e si cala coraggioso in una realtà sconosciuta e che non gli appartiene: la Santa Sede, della quale sono stati ricostruiti magnificamente in studio e con il computer alcuni ambienti topici come la Basilica Vaticana e la Cappella Sistina, dove avvengono fatti per nulla abituali.
È un addensarsi di secoli di storia e di riti quello che si trova a fronteggiare per oltre due ore di innocuo intrattenimento, che scalfisce ben poco il genio e il mistero del cristianesimo, attenendosi anche questa volta a sbrigativi (e manichei) luoghi comuni.
Il Vaticano con i suoi monumenti, palazzi, uffici e residenze, è rappresentato come un condensato di arte inespugnabile, un'area geografica diversa da tutte le altre e spesso invalicabile ai più. Viene invaso dalle teorie farneticanti e dalle vendette imminenti di una fantomatica setta segreta (gli Illuminati) mentre sul piano temporale è concentrato sulla storia delle successioni papali: l'inizio del conclave e la scelta del successore di Pietro. Spazio e tempo collimano generando un immenso - e per Hollywood assai redditizio - parco giochi, un cinema opulento, effimero e accattivante nel quale tutti trovano il loro spazio: sacerdoti e alti prelati, guardie svizzere e gendarmi vaticani, carabinieri e popolo di Roma, figurine di un videogame che accende prima di tutto la curiosità, e poi, forse, diverte anche un po'.
Non vale la pena elencare le incongruenze storiche e le iperboliche cerimonie che si susseguono irreversibili nel film (il camerlengo, i cardinali "preferiti", l'assassinio di un Papa, i riti e i ruoli), anzi può essere un divertimento aggiuntivo quelle di scoprirle, annotarle e vincere come in un gioco. Mentre scorrono i titoli di coda, sarebbe però utile riflettere sul perché la cultura cattolica - così vicina al cinema che è stato uno dei suoi strumenti prediletti - sembra oggi quasi avere lasciato alla finzione d'oltreoceano e alla falsità storica il compito di parlare sui grandi media della Chiesa e della sua realtà più profonda. Nella quale gli angeli le sono vicini. E i demoni? Sono confusi, come il film ai quali si ispira.
(Fonte: Luca Pellegrini, ©L'Osservatore Romano, 7 maggio 2009)
Nessun commento:
Posta un commento