mercoledì 1 agosto 2012

I cattolici in ginocchio da Fazio-Saviano

Un amico mi ha passato ultimamente una copia del foglio salesiano “Le cordicelle”, organo di collegamento dei salesiani del Lazio, e ha voluto che leggessi con attenzione l’articolo che si trova a pag. 8 e seguenti, a firma di tale Maura Della Rocca, tutto dedicato al programma di Fazio e Saviano andato in onda su La7, dal titolo “Quello che (non) ho”. Il pezzo è un vero e proprio peana ai due conduttori. La Della Rocca è estasiata, in ginocchio, adorante di fronte al genio di Fazio e Saviano. L’articolista riporta anche una dichiarazione di Fazio rilasciata a Lilli Gruber: le parole, secondo Fazio, hanno perso molto del loro significato e della loro importanza. Si tratta dunque di ridare loro il “corretto significato”.
L’aggettivo “corretto” presuppone un criterio di giudizio. In base a cosa un significato è più o meno “corretto”? La Della Rocca, che scrive su un organo di stampa salesiano, con tanto di immaginetta di san Giovanni Bosco sul frontespizio, nemmeno se lo chiede. E’ scontato che sia corretto quanto appare tale ai due santoni, Fazio e Saviano, e a tutta la loro compagnia, nella quale figurano personaggi del calibro di Luciana Littizzetto (!)..
Tra le parole scelte dai conduttori e riportate dall’articolista, ci sono: terra, impossibile, ponte, figlio, tempo. Mi chiedo se parole come embrione, feto, malato terminale, aborto, divorzio, famiglia, uomo, donna hanno avuto uguale cittadinanza. Sono parole importanti, importantissime, ad alto livello di criticità. La strana coppia Fazio-Saviano si è già distinta, se non ve lo siete scordato, per la più crudele e squallida censura che la storia della TV italiana ricordi. Quando andò in onda “Vieni via con me”, i due non diedero voce a tutti quei malati intubati e dipendenti da macchine che avrebbero voluto dire la loro, semplicemente perché doveva passare nel programma un grande spot pro eutanasia. Lupi travestiti da agnelli.
Questo per dire che non si rende solo un grande servizio all’umanità scegliendo alcune parole e declinandole secondo il loro significato “corretto”, ma scegliendo le parole importanti. La scelta è sempre un atto di selezione. Che scelte hanno fatto i due? Questo dovrebbe chiedersi un’operatrice salesiana, nel momento in cui esprime il suo giudizio.
Ma poi, torniamo per un attimo alla storia del “corretto”. Le parole rischiano di diventare dei gusci vuoti che vengono riempiti dalle proprie interpretazioni. Ad esempio, prendiamo proprio la parola “terra”. Se la metti in bocca a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, assume un significato quanto meno particolare. “Non siamo figli delle stelle, siamo figli della terra”, ha detto Petrini, il quale poi si è lanciato anche in una citazione di san Francesco. Non è per cavillare, ma penso che bisognerebbe prendere le distanze da questa affermazione. Siamo figli di Dio, non della terra, e san Francesco lo sapeva benissimo e se cantava le creature era solo perché voleva rendere grazie al Creatore e proclamare la Sua grandezza, che aveva fatto dal nulla tante cose belle.
Oppure prendiamo la parola “figlio”, evocata per non dimenticare la strage dei bambini di Beslan. Giusto commuoversi per quei figli, ma che dire di tutti quelli che vengono sterminati con l’aborto? Ne vogliamo parlare o vogliamo tacere? L’articolista, nella sua adorazione dei due guru, non pensa che questo sia importante. Il signor Englaro chiamava “figlia” la sua Eluana. Sentiamo parlare di “diritto al figlio”. Sentiamo parlare di “figli alle coppie gay”. Siamo tutti d’accordo sulla strage di Beslan. Non siamo affatto tutti d’accordo sulle altre questioni.
Il “viaggio tra le parole” di Fazio e Saviano è un viaggio orientato, con un itinerario ben preciso, con dei punti di riferimento, figli di una cultura ben precisa. Nel fare la recensione del loro programma sarebbe stato interessante andare a vedere quale era questa cultura, quali erano i punti di riferimento. Ma nell’articolo dell’operatrice salesiana si trova solo quell’imbarazzante subordinazione di certo mondo cattolico ai temi preferiti da una certa cultura di sinistra, che su delle questioni fondamentali è lontanissima dalla visione cattolica stessa. Per cui si può letteralmente bere tutto quello che esce dalla bocca di Fazio, Saviano e compagnia bella, senza minimamente porsi con un minimo di atteggiamento critico. E magari anche nel nome di san Giovanni Bosco.

(Fonte: Gianluca Zappa, La Cittadella, 26 luglio 2012)



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