venerdì 16 marzo 2012

“Ballarò”: quando l’informazione diventa bieca disinformazione

L’ultima puntata di Ballarò ha chiarito molto bene la strategia di certi ambienti politici e culturali italiani (che hanno in mano importanti canali massmediatici) a proposito di Imu e Chiesa cattolica. Da Floris si parlava di crisi economica, tanto per cambiare. E ci si chiedeva, tanto per cambiare, dove andare a cercare i soldi che servono. E’ a questo punto che Floris lancia un servizio che sembra promettere chissà quali rivelazioni sulla Chiesa e il pagamento dell’Ici oggi e dell’Imu in futuro.
Il servizio va in onda, ma non rivela un bel niente di nuovo in materia, nonostante la faziosità dell’impostazione, evidente solo a chi conosce e ha studiato un po’ la questione. L’inviata gira per negozi e per “alberghi” gestiti dai religiosi, ma non c’è alcuno scoop. Il perché è facile: la Chiesa già paga l’Ici sulle attività evidentemente commerciali. E questo perché c’è una circolare ministeriale del 2009 che ha fatto chiarezza, in base alla quale, tanto per fare degli esempi, paga l’Ici un oratorio che affitta all’esterno i campi di calcio; un appartamento di proprietà di una parrocchia dato gratuitamente a una famiglia bisognosa; il bar dell’oratorio; un locale libreria all’internodi un edificio religioso; una clinica privata (cioè non accreditata dal servizio sanitario nazionale) gestita da una congregazione religiosa; un albergo gestito da un ordine religioso. Altre strutture (cinema, teatri, ostelli della gioventù, ospedali convenzionati…) sono invece esenti da Ici, purchè la loro attività sia evidentemente sociale-assistenziale e condotta senza ricadute commerciali.
Tutto questo è già nero su bianco da anni e vale non solo per la Chiesa, ma per tutto il mondo del no-profit. E, aggiungiamo, è sommamente giusto ed opportuno, perché in questo modo lo Stato, secondo un sano principio di sussidiarietà, riconosce che non può arrivare ovunque e incoraggia e favorisce tutti quei soggetti che si mettono al servizio della società, con la loro iniziativa e creatività. Insomma, lo Stato si fa “aiutare” dai suoi cittadini ad aiutare i suoi cittadini. Se c’è qualcuno che ha qualcosa da ridire, alzi la mano e spieghi perché.
Cosa succederà con l’Imu? Che quanto già avviene in base alla circolare citata verrà recepito e ulteriormente chiarito. In alcuni casi per certe strutture religiose andrà anche meglio, perché si svincoleranno dal computo della superficie tassabile quei locali adibiti esclusivamente ad uso religioso (la famosa cappella delle suore che gestiscono l’albergo, oggi tassata come tutto il resto dell’edificio).
Ma torniamo al servizio di quel furbetto di Floris, che è nella coda che ha il veleno. Qual è infatti l’obiettivo vero di Floris e della sua combriccola, di Repubblica, del Fatto Quotidiano e di tutta questa bella gente? Le scuole cattoliche. Quei grandi istituti con un sacco di metri quadrati, che sono esenti da Ici e, pare, saranno esenti anche da Imu. Floris e tutta la sua bella combriccola vorrebbe che le scuole pagassero. Alla fine è tutto qui. Si vedono immagini di grandi edifici, di grandi corridoi, di palestre, piscine, teatri… ma ovviamente non si dice che la gestione di tutte quelle strutture ha costi elevatissimi e che l’Italia è uno dei pochissimi Paesi europei in cui lo Stato non sostiene economicamente l’educazione non stale, specie nel segmento delle scuole medie e superiori.
L’inviata di Floris c’informa che in una scuola superiore delle suore si paga la “bella somma” di 5.000 euro annui. Il popolo bue s’indigna per una retta così alta, ma solo perché è tenuto nell’ignoranza. Basterebbe infatti aggiungere che il corrispondente alunno in carico allo Stato costa a tutti noi una “bella somma” di almeno 12.000 euro annui. Facciamo due conti facili facili. Prendiamo un Liceo di salesiani con 100 studenti: solo quella struttura fa risparmiare allo Stato italiano 1.200.000 euro all’anno. Ammettiamo che tutte le scuole cattoliche chiudessero in blocco. Un terremoto di almeno cinque miliardi di euro si abbatterebbe sul già boccheggiante bilancio della Pubblica Istruzione. Dove trovare questi miliardi? Dove trovare strutture, aule, edifici, attrezzature, per questi studenti?
Perché dunque, per quale orrendo motivo ideologico, bisognerebbe caricare di ulteriori tasse chi già fa risparmiare lo Stato, tirando avanti la carretta spesso a prezzo di sacrifici enormi? Che senso ha questa crociata contro la scuola cattolica? Bisognerebbe andare, per un’elementare logica dei numeri, proprio nella direzione opposta: facilitare, sostenere, sgravare da oneri chi dimostra di rendere allo Stato un servizio davvero insostituibile.
Ma questo Floris e compagnia non lo dicono. Hanno interesse a far passare nell’opinione pubblica l’idea di scandalose esenzioni alla Chiesa, di scandalosi favoritismi. Devono far credere che quando c’è bisogno di sacrifici, ci sono degli intoccabili. E’ pura disinformazione, è pura ideologia, pura falsificazione dei dati. Chi si comporta così è solo un mascalzone, figlio di un’ideologia statalista che ci ha portato nel disastro che oggi tutti viviamo sulla nostra pelle.

(Fonte: Gianluca Zappa, La Cittadella, 9 marzo 2012)
 

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